La fortuna nelle amicizie del gal-lab ci ha portato a conoscere due personalità gigantesche della preparazione atletica e dello sport in generale, Giovanni Mauri, preparatore atletico e allenatore al fianco di Carlo Ancelotti ormai da tantissimi anni e suo figlio, Francesco Mauri, amico, sportivo e oggi componente fondamentale di un gruppo  di professionisti al servizio degli atleti, tra i più vincenti di sempre nel mondo del calcio e non solo.

 

La passione profonda e la crescente voglia di sapere hanno fatto si che si creasse sin da subito sintonia e affinità di pensieri, gettando le basi per quella che speriamo possa essere una costruttiva ed entusiasmante collaborazione, per la quale ci impegneremo come fosse la gara più importante di tutta la stagione, imparando e facendo nostro ogni suggerimento e momento di confronto con questi “mostri sacri” dello sport ma così altrettanto umili, semplici, schietti e “umani”.

Francesco, dopo una lunga ed emozionante chiacchierata fatta di racconti indimenticabili di ogni tipo tra calcio e ginnastica, alla caccia di somiglianze e differenze tra i nostri due meravigliosi sport, ci ha regalato un racconto eccezionale che, col suo permesso pubblichiamo, che riassume una filosofia innovativa di allenamento, di sport praticato e vissuto, che condividiamo in tutto e per tutto e che speriamo possa essere uno spunto di riflessione e chissà….di innovazione e reinterpretazione in chiave moderna, scientifica e grintosa dei più noti e “soliti” schemi di allenamento e di sport.

TOO MUCH WATER KILLS THE PLANTS

di Francesco Mauri



 

Nato il 23/01/1988 e laureato in scienze motorie all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese è cresciuto nel mondo del calcio, prima da atleta e ora da preparatore.

Nella stagione 2012/2013 ha iniziato la carriera come preparatore atletico nelle giovanili del Paris Saint Germain.

Dalla stagione 2013/2014 ufficialmente nello staff di Carlo Ancelotti, con il padre Giovanni Mauri, ha lavorato per 2 stagioni al Real Madrid ( 2013/2014, 2014/ 2015) , dove ha vinto Champions League, Copa del Rey, supercoppa europea e mondiale per club.

Nella stagione 2016/2017, sempre al fianco di Carlo ancelotti ha lavorato per il Bayern Monaco vincendo Bundesliga e 2 supercoppe di Lega.


Nel mondo del calcio si confonde troppo spesso lavorare bene con lavorare tanto.

E ́ ormai universalmente riconosciuto, che i giocatori dei top club giocano troppe partite in una stagione. Partendo da questo presupposto capiamo che considerare come allenamenti efficaci allenamenti lunghi e frequenti rappresenti un paradosso.

La partita oltre ad essere l ́evento determinante per il lavoro del calciatore è anche l’allenamento più duro e stressante. Spesso un giocatore non titolare o che viene da un infortunio, pur allenandosi moltissimo, non ha il ritmo partita. L ́intensità della partita è infatti difficilmente riproducibile in allenamento e per questo un calciatore, per essere al top della forma deve giocare con continuità; sfido chiunque ad asserire il contrario.

Se accettiamo questo come un dogma, possiamo decidere di programmare il microciclo di lavoro con occhi differenti. I due giorni che seguono la partita sono molto delicati e vanno a mio avviso utilizzati per il recupero attivo. Chi ha giocato 90 minuti  è infatti pronto e non ha bisogno di sottoporsi ad allenamenti intensi e stressanti, ma deve soltanto ripristinare l’equilibrio biochimico e strutturale del corpo.

E ́ la fisiologia a parlare e non un’idea personale.

In passato, e in molti casi ancora oggi, l ́allenamento che ha luogo due giorni dopo la partita è troppo intenso e/o lungo. Questo significa non rispettare la fisiologia dei propri calciatori. Una domanda che mi viene posta spesso da amici e conoscenti é la seguente:

“E’ vero che Cristiano Ronaldo si allena più di tutti?”

Solitamente sorrido e cerco di non rispondere perché sarebbe troppo difficile spiegare. Sorrido perché chi mi pone questo quesito, parla di allenamento in termine di pesi sollevati in palestra, sprint effettuati in campo, tiri in porta, addominali ecc ecc.

La risposta dovrebbe essere quindi negativa.

Non è vero che Cristiano si allena più di tutti.

Ronaldo al contrario, aveva ed ha una conoscenza così profonda del suo fisico e dei suoi limiti che sapeva sempre quanto e come poteva e doveva allenarsi. La sua grande qualità è sicuramente la conoscenza di se stesso. La dedizione al recupero tramite esercizi specifici, fisioterapici, alimentazione corretta e vita sana. Questa sua umiltà, sommata al talento e alla genetica ha fatto di lui quello che é.

E ́stato proprio lui un giorno, durante un allenamento particolarmente lungo ed intenso a dire sorridendo verso lo staff:

“ To much water kills the plants”.

Grandissima verità, riconosciuta non da tutti nel mondo del calcio. Cristiano Ronaldo come altri giocatori top si allena bene, anzi direi benissimo. Questi calciatori consapevoli ed evoluti, si allenano sempre con grande dedizione, competitivita e buon umore. Si allenano quindi meglio degli altri ma non di più, anzi in alcuni casi di meno.

Nessuno di loro vuole spingersi oltre i propri limiti, ma ha invece la grande qualità di riconoscerli, rispettarli e non oltrepassarli.

Sapere quando si ha bisogno di riposo, quando non si è pronti per un allenamento troppo intenso, quando non si ha superato un piccolo fastidio che potrebbe, se trascurato, portare a lesioni più gravi, è una qualità fondamentale nel calcio moderno. Altri giocatori che ho allenato, non hanno questa capacità, anche perché spesso sono stati educati nel modo sbagliato. Con questo intendo dire che sono stati educati con il solito preconcetto “se ti alleni tanto ti alleni bene” e a volte anche “se hai un piccolo dolore lo devi superare, allenandoti lo stesso, vincendo il dolore”.

Queste idee sono oltre che inesatte a livello fisiologico, estremamente pericolose . Questa mentalità sicuramente porta l’incremento sempre maggiore del numero di infortuni di una squadra. Spesso questi giocatori sottovalutano la stanchezza o dei piccoli fastidi e incorrono in problemi più gravi. Gli staff dovrebbero frenare questi giocatori educandoli alla conoscenza del proprio fisico. Quando si perde si sente spesso dire che bisogna lavorare di più per migliorare.

Sarebbe considerata una bestemmia dire che bisogna lavorare meno, ma forse alcune volte è proprio cosi.

Lavorando meno si può alzare l ́intensità e la qualità dell ́allenamento, rendendolo a mio avviso più funzionale e utile al calcio moderno.

Inoltre cosí facendo si riduce innegabilmente il numero degli infortuni. Bisognerebbe iniziare a fare cultura e non demagogia, a creare una vera informazione per rendere partecipe la stampa e l’opinione pubblica. Allenamenti sul campo relativamente brevi, intensi ed efficaci sono il futuro. In questi mesi è stata addirittura messo in discussione il concetto base di riscaldamento.

Riscaldamento significa lo svolgimento di quelle attività fisiche atte ad aumentare di circa un grado un grado e mezzo la temperatura intramuscolare, migliorare la viscosità dei muscoli, gli scambi gassosi ecc; tutto questo per rendere il fisico, pronto a svolgere le esercitazioni successive nel modo migliore e riducendo il rischio di infortuni. Se scoprissimo un modo per essere “ caldi” e pronti all’́allenamento o alla partita in un minuto perché non dovremmo sfruttarlo? In questi anni il nostro staff ha ridotto all’osso il minutaggio dedicato al riscaldamento senza però mai incorrere in infortuni. Abbiamo abolito alcune pratiche come la corsa lenta, dimostratasi da studi scientifici, inadatta al raggiungimento di un innalzamento delle temperature di tutti i gruppi muscolari coinvolti soprattutto nell’allenamento specifico del gioco del calcio. Siamo stati tacciati di allenamenti blandi soltanto perché spesso erano più brevi del “normale”. Considerando che mediamente il riscaldamento dura dai 10 ai 20 minuti e il nostro riscaldamento dura invece dai 3 ai 10 abbiamo già nell’arco di una stagione un decremento cospicuo del tempo di allenamento, senza ridurre però il tempo dedicato alla fase centrale dell’allenamento ( tecnico/ tattica/ fisica).

Noi pensiamo che questo significhi semplicemente ridurre lo stress a cui sottoponiamo i nostri atleti.

Allenarsi non vuol dire soltanto passare molto tempo in campo o in palestra.

Nel calcio moderno è fondamentale mangiare bene, dormire bene, riposare, lavorare sulla propria postura e sugli scompensi grazie ad esercizi quotidiani mirati e a visite specifiche di controllo (analisi biomeccaniche, visite oculistiche, dentistiche, osteopatiche ecc ecc).

Tutto ciò non viene spesso considerato poiché si pensa che l’attitudine, la fatica e la grinta siano sufficienti a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Spesso il calcio è lo specchio di un paese, infatti nelle scuole, nei settori giovanili e nelle palestre succede esattamente la stessa cosa: si pensa solo al volume, ad allenarsi tanto, senza pensare ai danni potenziali e alla qualità dell’allenamento. Ci si sente soddisfatti solo se si fa molta fatica. Addirittura mia madre, a cui ho insegnato alcuni esercizi posturali, mi ha detto ridendo “ io questi li posso fare fumando una sigaretta”. Il bombardamento mediatico porta a questo, “no pain no gain”. Si va in palestra per sollevare più chili possibile o fare il maggior numero di trazioni e squat. Poco importa poi se si deve andare dal fisioterapista per curare il mal di schiena. Addirittura il pilates o lo yoga vengono troppo spesso modificati da chi li propone nelle palestre (non tutti), per essere apprezzati da chi li pratica, per far sentire quella fatica, quell’infiammazione che viene scambiata per il frutto di un allenamento efficace.

LETTURE CONSIGLIATE:

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  2. Chamera T, Spieszny M, Klocek T, Kostrzewa-Nowak D, Nowak R, Lachowicz M, Buryta R, Ficek K, Eider J, Moska W, Cięszczyk P. Post-Effort Changes in Activity of Traditional Diagnostic Enzymatic Markers in Football Players’ BloodJ Med Biochem. 2015 Apr;34(2):179-190. doi: 10.2478/jomb-2014-0035. Epub 2015 Mar 3.
  3. Sadigursky D, Braid JA, De Lira DNL, Machado BAB, Carneiro RJF, Colavolpe PO.The FIFA 11+ injury prevention program for soccer players: a systematic review. BMC Sports Sci Med Rehabil. 2017 Nov 28;9:18. doi: 10.1186/s13102-017-0083-z. eCollection 2017.
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